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Recensione: “Le verità di Numeesville”

Esistono relazioni così profonde da unire a doppio filo le persone. Legami che, a prescindere dallo spazio e dal tempo, sono destinati a non sciogliersi mai. Vincoli indissolubili che non conoscono ostacoli o confini. Patti di fedeltà forti e sinceri che permangono anche quando la persona che si trovava dall’altro capo del filo…non c’è più.

È la storia di un’amicizia autentica quella che ci raccontano Ilaria Ferraro e Simona Di Iorio ne “Le verità di Numeesville“, thriller ambientato in Canada nella cittadina di fantasia Numeesville.

La trama

Beth è giovanissima quando viene ritrovata senza vita nel Black Lake. Da quel momento, un dolore lacerante accompagna Sophie, la protagonista del romanzo, lungo il corso della sua vita. Un’esistenza che inutilmente prova a riempire con illusioni, nella speranza di cacciare via da sé il tormento per la perdita improvvisa della sua cara amica d’infanzia.

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Beth infatti, insieme a Claire, rappresentava per lei il suo porto sicuro, la sua famiglia, tanto che nel paese le tre erano soprannominate Numees, sorelle.

Dopo 10 anni – tempo da cui ha inizio la narrazione – Sophie decide di abbandonare la sua gabbia d’oro, fatta di un matrimonio infelice e una carriera da giornalista a Calgary. Ritorna così nella città natale per affrontare finalmente il suo dolore. È infatti determinata ad ogni costo a riaprire il caso della morte della sua Beth, archiviato all’epoca come suicidio. La donna però non ha mai creduto a questa ipotesi, accettata ormai come verità tra le persone di Numeesville.

Qualcosa o qualcuno ha strappato Beth alla sua vita: un alone di mistero, di non detti e di verità malcelate si dispiegano uno dopo l’altro agli occhi di Sophie.

La protagonista cercherà allora di fare chiarezza lottando contro i propri mostri interiori, attraverso la ricerca di piccoli pezzi del puzzle finiti tra gli abitanti del paese e le loro relazioni, i vecchi amori e le amicizie di sempre.

Sophie: una donna fragile ma determinata

Sophie inizialmente viene descritta come una donna estremamente fragile, schiva, paurosa del giudizio della gente. Al tempo stesso però rivela una tenacia e una determinazione straordinaria nel corso della vicenda.

Accetta a fatica di essere protetta, persino dalla stessa Claire, la sua inseparabile amica – dotata di un grande spirito materno nei confronti di chi ama – che prova con ogni mezzo a starle accanto.

Un’ammirevole spirito d’indipendenza la rende sicura nel perseguire i propri obiettivi. È quindi una donna che, sebbene abbia molto sofferto, non si è lasciata piegare dalle avversità, decisa nella volontà di riprendersi un po’ di quella felicità che sente di meritarsi.

Un universo di personaggi

Un universo di personaggi costella questa avvincente storia. Ognuno di loro è caratterizzato da tratti ben riconoscibili e tutti occupano un posto preciso dell’economia narrativa.

Nulla è lasciato al caso: a partire da Chris, primo amore di Sophie e fratellastro di Claire, il padre di quest’ultima, gli amici del pub, fino ai colleghi del nuovo lavoro della protagonista, ognuno di essi è funzionale per comprendere e districare la matassa degli eventi che portano a svelare la verità.

Le ambientazioni

Oltre alla sapiente architettura della trama, uno dei pregi de “Le verità di Numeesville” riguarda la descrizione dei suoi ambienti e paesaggi.

Ognuno di noi, quando inizia la lettura di un nuovo libro, cerca di crearsi un’immagine di ciò che legge per vedere con gli occhi della mente la realtà in cui ha luogo l’azione.

Con questo romanzo, il procedimento risulta facile, grazie alle precise e ben realizzate descrizioni di ogni luogo.

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È semplice allora correre tra i boschi innevati insieme a Sophie, immaginarla da ragazzina, insieme a Beth e Claire, con le gambe a penzoloni sul pontile davanti al Black Lake, vederla seduta sul divano da lei orgogliosamente costruito mentre con le ginocchia strette al petto riflette sorseggiando la sua tisana, o, ancora, essere con lei e i suoi amici nelle serate trascorse al pub della città.

Quindi leggendo le pagine, risulta chiaro capire dove ci si trova in relazione agli altri luoghi ed entrare così tra i personaggi, vivendo con loro la narrazione.

Un thriller che coinvolge il lettore

Proprio quest’ultimo elemento è un tratto saliente e particolare del romanzo.

Le autrici hanno come obiettivo quello di far vivere gli eventi al lettore così come accadono per Sophie. Nella volontà di farlo sentire parte integrante del racconto, tutta la narrazione è svolta utilizzando il tempo presente. Una scelta sicuramente adatta per aumentare quella sensazione di non sapere mai quale esito avrà ciò che si sta vivendo proprio insieme alla protagonista.

Lo stile di Ilaria Ferraro e Simona Di Iorio

Ilaria Ferraro e Simona di Iorio

“Le verità di Numeesville” nasce come romanzo scritto a quattro mani. Sarebbe pertanto plausibile credere che si possa avvertire uno stile discontinuo. Ma non è così.

Le parole, le descrizioni e gli eventi raccontati risultano coerenti nell’impianto stilistico.

A momenti narrativi, si alternano quelli carichi di suspense, di concitazione, sempre conservando un linguaggio semplice e genuino.

La penna di Ilaria Ferraro e Simona Di Iorio quindi scorre all’unisono, mantenendo la capacità di inserire nella narrazione tutti quegli elementi che concorrono a realizzare un thriller emozionante, con un finale del tutto inaspettato.


Potete trovare “Le verità di Numeesville” su Amazon e in libreria.

Vi lascio il link dell’intervista alle due autrici – le quali inoltre fanno parte della splendida realtà del Collettivo Scrittori Uniti – che ho avuto il piacere di conoscere quest’anno al Salone Internazionale del Libro.

Vi aspettiamo sulle nostre pagine Facebook e Instagram e sempre qui, sul nostro blog. 🙂

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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