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Recensione: “Il diario. Un destino già scritto” di Gabriele Missaglia

Che cosa fareste se vi fosse data la possibilità di conoscere il vostro futuro?

Ne “Il diario. Un destino già scritto” l’autore Gabriele Missaglia affronta il delicato e annoso tema della predestinazione in chiave esistenzialista e postmoderna.

A una prima lettura, le vicende dei tre protagonisti danno vita a un romanzo che sugli scaffali di una libreria scrupolosamente suddivisa per generi troveremmo fra i thriller di stampo psicologico. Ma quando si parla di postmodernismo, si sa, il concetto stesso di categoria viene meno. Ed ecco che, a mio avviso, le vicende raccontate da Gabriele Missaglia si trasformano in attenuante e pretesto per indagare il tema della predestinazione a trecentosessanta gradi attraverso un personaggio in particolare, Andrew.

Non solo! Amore, ossessione, volontà di potere, dissidio tra essere e apparire, forma e sostanza si amalgamano tra pagine in cui metodo e stile introspettivo regnano sovrani.

La trama

Andrew è un broker londinese che ha fatto carriera nel settore dell’alta finanza. Grazie a una serie di colpi indovinati, il giovane “Re Mida” degli investimenti ha ottenuto il posto di direttore di una filiale dell’azienda per cui lavora. Un giorno Andrew decide di tornare a vivere nella vecchia casa di famiglia, in periferia, insieme alla moglie Phoebe. Durante un giro di ricognizione, Andrew trova in un cassetto della scrivania del padre uno strano diario rosso. A differenza di altri oggetti, non presenta segni d’usura inflitti dal tempo.  

Nel diario sono narrati tre episodi chiave della vita di Andrew: due interessano il passato, l’ultimo deve ancora verificarsi e riguarda perciò il futuro e il destino dell’uomo. Andrew comprende subito che quel diario non può averlo scritto il padre perché morto prima di poter assistere a quegli eventi. Inoltre, ogni passo è letteralmente costellato di dettagli circa le emozioni effettivamente provate da Andrew in quei momenti.

Chi ha scritto il diario? Qual è la ragione del suo ritrovamento? Il desiderio di svelare la risposta a queste domande perseguita il protagonista durante tutto il corso della storia e cambia irreversibilmente, pagina dopo pagina, la vita di Andrew e il tenue equilibrio familiare con la moglie Phoebe. Quest’ultimo è infatti messo alla prova dal rapporto con Finn, vecchio amico di famiglia che cerca di sfondare come autore teatrale.

Il ruolo che questi due personaggi hanno nella storia arricchisce la maglia di un thriller in cui la trama scorre fluida. Il finale nasconde letteralmente – è il caso di dirlo – un “colpo di scena” che potrete apprezzare solo a patto di accettare il libro nel suo senso più generale, postmoderno, al di sopra della mera trama che, altrimenti, rischia ingiustamente di risolversi attorno al clichè di un triangolo amoroso.

I personaggi

Il vero valore di questo romanzo, infatti, non è dato tanto dalla trama quanto piuttosto dal taglio introspettivo con il quale il giovanissimo autore Gabriele Missaglia ha caratterizzato i personaggi.

L’introspezione è per definizione un atto della coscienza che consiste nell’osservazione diretta e nella conseguente analisi della propria interiorità rappresentata da pensieri, sentimenti, desideri, pulsioni, stimoli prodotti dal pensiero stesso, come pure il senso dell’identità di una persona.

Andrew, Phoebe, Finn e Lizbeth (personaggio secondario e alter ego del broker) sono soggetti complessi e vanno approcciati come tali. Durante il corso della storia mettono a nudo, pezzo dopo pezzo, la propria essenza. Sfuma così per ciascuno di loro il velo dell’apparenza, la forma alla quale per anni si sono aggrappati per resistere alla fatica che la vita richiede.

Una vita in maschera

Chi decide di sopravvive, non può però che farlo aderendo a una nuova forma.

Sotteso al romanzo c’è anche il leitmotiv del mondo come rappresentazione. Non a caso Phoebe e Finn provengono dal parterre teatrale; il loro ruolo all’interno della vicenda non è nient’altro che il riflesso di quel mondo.

Ed è significativo come Andrew abbia costruito tutta la propria vita sulla base di una finzione. L’uomo viene presentato al lettore come una persona disinteressata alla vita, una specie di soldato abituato a “fare ciò che va fatto” senza sé e senza ma. Cinico, morbosamente ancorato alla forma delle cose e alla pragmatica dei fatti, non ha mai mostrato agli altri la sua vera personalità per timore di non essere accettato e, anzi, allontanato come un guscio vuoto. L’intera sua esistenza è forse emblema del mondo come rappresentazione.

Da questa prospettiva si apprezza forse di più l’ultimo capitolo del romanzo: hanno un significato profondo la scelta di un figurativo sipario che cala e il leggero senso di alienazione che il lettore prova nel ricomporre gli ultimi pezzi del puzzle.

L’autore

Gabriele Missaglia è un giovanissimo autore, va detto. Nato nel ’91, ha studiato legge e ha capito cosa voleva fare da grande proprio sui banchi dell’università. “Il diario. Un destino già scritto” è l’opera d’esordio di Missaglia e sottende un certo potenziale. Al di là dello stile a volte un po’ saturo di descrizioni, la trama di fondo scorre e fa da impalcatura a un viaggio tra la psiche dei personaggi in cui nulla è così semplice come potrebbe sembrare.

Se volete leggere qualcosa di diverso e siete pronti ad andare oltre la forma per ricercare la sostanza, trovate “Il diario. Un destino già scritto” di Gabriele Missaglia su Amazon.

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