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Recensione: “Autopsia di un’emozione” di Ilaria Caserini

Era stata sempre lei a inculcarmi nella testa che non ero all’altezza dei miei sogni. E ancora, era stata lei a offuscarmi la testa e il cuore, rendendomi prigioniera delle mie paure, dei miei limiti, e di me stessa. Era stata lei a sabotare la mia esistenza.

Nel suo romanzo d’esordio, Ilaria Caserini immerge il lettore in un viaggio abissale alla scoperta di un Mostro, presente ma spesso invisibile, chiamato depressione. Date le sue peculiarità, viva dentro perchè sentita e morta fuori perchè non percepita, si rende quindi necessaria una vera e propria autopsia. Il bisturi, dopo profonde analisi, giunge alla diagnosi: un messaggio importante, fondamentale.

La trama

La copertina del romanzo

Anna Corsi è una donna di trentacinque anni, bella e intelligente. Ha tutte le carte in regola per brillare, ma tutta la sua vita è stata costellata di ostacoli che ne hanno sempre spento la luce. Gli ostacoli sono generati da un male, atroce e intransigente, che vive e si alimenta della sua interiorità fin dall’adolescenza. Non ci sono spiegazioni, non ci sono ragioni, ma il Mostro è sempre lì.

Avvertita la sua presenza, l’istinto le dice di chiedere aiuto, ma non viene compresa, neppure dalle persone più vicine. In seguito, sempre l’istinto la spinge a trovare degli appigli per non pensarci, come la ricerca costante di un amore che possa sopperire a questo dolore. Non sembra esserci una soluzione definitiva, solo una sfilza di scorciatoie che si rivelano senza uscita, fino a quando, inaspettatamente, una di esse rischia di farla cadere in un baratro.

Il lettore viene catturato completamente nelle vicende di questa donna: attraverso le sue parole, i suoi ricordi e i suoi pensieri vive all’unisono con lei. Per osmosi, è come se si sentissero le stesse emozioni.

Un’altra trama

All’improvviso, e proprio in momenti carichi di suspense, la penna abbandona Anna per incontrare Egidio. La trama principale, ambientata nei nostri giorni, si intreccia quindi con una trama secondaria, ambientata negli anni cinquanta.

Rinchiuso in un manicomio, l’uomo descrive le sventure che si susseguono all’interno: inimmaginabili da fuori, per il carico di crudeltà che possono raggiungere.

Chi legge da un lato ne segue le vicende, dall’altro lato può vedere delinearsi uno spaccato di vita e di cultura: due diversi modi di percepire la depressione, con diverse conseguenze.

Un messaggio importante, fondamentale

La forza di questo romanzo consiste nella capacità di intrigare con la sua storia, densa di colpi di scena, e nello stesso tempo di aprire la mente per imprimere al suo interno un messaggio di forza. C’è sempre una soluzione, alla fine del tunnel c’è sempre la luce. Anna ed Egidio, in epoche diverse, hanno combattuto contro il Mostro. Ma non vi svelo le armi usate per sconfiggerlo, solo leggendo potrete scoprirlo e rimanerne ispirati.

Lo stile dell’autrice

Lo stile è scorrevole e accattivante: si divorano le pagine senza rendersene conto. Emerge la delicatezza nell’affrontare un argomento così difficile, ma anche la determinazione di voler urlare l’esistenza di un male, che è reale e che cerca comprensione.

Ilaria Caserini ha sempre scritto, fin da quando era bambina. La forte passione per la scrittura e per la lettura si riversa infatti sui due protagonisti, lettori e scrittori accaniti, i quali scorgono chiaramente i potenti benefici che un libro può avere:

Mi facevo rapire e coinvolgere dalle storie e instauravo un rapporto intimo, viscerale, empatico con i personaggi. Ero così in simbiosi con loro che soffrivo e gioivo e quando terminavo un libro, mi sentivo sempre svuotata, disorientata e avvertivo una sensazione di perdita, come se a lasciarmi fossero stati degli amici reali e non dei prodotti della mia fantasia.

E questo è proprio quello che accade leggendo “Autopsia di un’emozione”.


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Se volete farvi ispirare ancora, potete leggere altre recensioni scritte per voi nella nostra rubrica Libri.

A presto!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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