Cinema e Serie tv

Serie tv: 3 cattivi a cui non puoi fare a meno di affezionarti

La netta contrapposizione tra il bene e il male è figlia di una tradizione che vede l’eroe come il buono, il portatore di valori importanti come lealtà, rispetto verso il prossimo, coraggio, determinazione. Il tutto finalizzato a far sì che il cattivo venga sempre sconfitto.

Negli ultimi anni questa visione sta lentamente lasciando spazio alla caratterizzazione dei “cattivi” o “villains” molto spesso assunti come stessi protagonisti delle vicende. Ciò che viene reputato un modo di agire “malvagio” trova giustificazioni nelle sue ragion d’essere.

Il fenomeno delle serie tv, che tanto ci appassiona, ha portato alla luce questo aspetto, attraverso grandi capolavori che lo hanno sviluppato in un arco narrativo molto più esteso rispetto a un film. Puntata dopo puntata, lo spettatore diventa parte di ciò che sta vedendo, ne capisce i meccanismi interiori e comprende le logiche che spingono i cattivi ad agire, arrivando a prendere le loro parti e a fare il tifo per loro.

In questo articolo, voglio parlarvi di 3 personaggi che, secondo me, sono i “cattivi” ai quali, nonostante siano modelli di comportamento da condannare, si finisce per affezionarsi.

Può essere che tra bene e male non esista un confine così netto e che, in fin dei conti, tutto dipenda da quale prospettiva ci si trovi per giudicare?

Dexter Morgan

Ematologo forense presso la squadra omicidi della Polizia di Miami, Dexter Morgan è un giovane uomo condannato a convivere con il suo “oscuro passeggero”, una parte del suo essere che lo ha reso un serial killer. Il padre adottivo Harry, resosi conto della malvagia tendenza del figlio, ha cercato di insegnargli un “codice” attraverso cui agire per non farsi scoprire mai e, al contempo, potere sfogare i propri istinti.

Dexter Morgan e il codice di Harry

Dexter infatti ha come regola quella di non uccidere persone innocenti, ma solamente coloro che hanno commesso omicidi contro questi ultimi. Una sorta di giustiziere che non ha pietà degli assassini e che si presenta come una persona arida di sentimenti nei confronti del prossimo.

Tutto il suo disagio psicologico, che il padre non ha mai cercato di curare se non alimentare, si esplica in una serie di azioni da seguire ogni volta per rispettare il codice insegnatogli da Harry. Lo stesso modo in cui Dexter uccide le sue vittime è brutale: sul suo tavolo si alternano uomini e donne ree di aver commesso omicidi ingiustificati.

Dexter e il suo rituale

Il trattamento per costoro è sempre lo stesso: avvolti nella plastica e senza vestiti, gli assassini da giustiziare, poco prima della morte, vengono messi davanti alle loro azioni. Per un suo feticcio, Dexter pratica sul loro volto un’incisione da cui preleva del sangue da trasferire su un vetrino, così che quest’ultimo possa andare ad arricchire la collezione delle vittime, custodita gelosamente, dell’ematologo.

Il protagonista segue quindi un rituale: mostra loro le foto, posizionate come su un altare, delle persone innocenti a cui hanno tolto la vita e pretende dagli assassini la confessione degli omicidi commessi.

Si tratta di “mostri” esattamente come Dexter, aspetto di cui lui stesso è consapevole. Infatti in ognuno di essi cerca di trovare delle chiavi di comportamento per poter continuare a conciliare la sua naturale predisposizione verso l’omicidio con gli aspetti quotidiani della vita di ogni essere umano.

La lotta contro l’oscuro passeggero

Stagione dopo stagione, Dexter allora si trova riflettere su argomenti importanti come la famiglia, l’amore, l’amicizia, il ruolo genitoriale, il senso di responsabilità, la fede. Il personaggio cresce, prova a combattere contro il suo oscuro passeggero, che però si ripresenta ogni volta e lo conduce a pensare che non potrà mai liberarsene ed essere così una persona migliore.

La splendida caratterizzazione psicologica del personaggio porta lo spettatore non solo a stare dalla sua parte, ma ad arrovellarsi su quali possano essere le vere cause che hanno condotto il protagonista a diventare ciò che è. È possibile giustificare un serial killer? Esiste del buono anche in chi compie degli atti così tanto efferati?

Walter White – Breaking bad [ALERT SPOILER!]

Il professore di chimica che vive nella cittadina di Albuquerque, scoperto un tumore maligno che lo porterà via nel giro di pochi anni, decide di sfruttare le sue competenze per produrre la droga più potente che ci sia in circolazione. Scelta, questa, presa nel tentativo di assicurare dopo la propria morte un futuro economicamente solido alla sua famiglia.

Walter White non solo decide di mettere se stesso dalla parte sbagliata della legalità, ma trascina nel suo progetto anche un suo ex alunno, Jasse Pickman, che diventerà il suo collaboratore nella gestione della vendita della Meth, la droga blu prodotta nel loro camper.

Walter e la smania di potere

Da un’iniziale senso di disperazione, Walter viene successivamente mosso ad agire dalla smania di potere, in quanto si rende conto della sua grande bravura e dell’enorme profitto ricavato dalla sua produzione.

Lo spettatore così assiste all’evoluzione di un uomo che, da ingenuo professore di una città di provincia, diventa il leader indiscusso nel mondo della droga, e vive costantemente nella paura che il progetto del protagonista possa portare quest’ultimo a essere scoperto dalla sua famiglia.

“L’ho fatto per me” è la frase che pronuncia Walter a sua moglie durante l’ultimo addio, una confessione con la quale ammette finalmente che la ragione di tutto il suo agire è stata la sua brama di potere e il desiderio di riscatto da una vita mediocre. Una decisione che lo ha condotto nel baratro. 

Heisenberg è un cattivo che perde?

Esemplificativo è, a mio giudizio, il fatto che la morte di Heisenberg avvenga non a causa del tumore, bensì proprio per il percorso che ha deciso di intraprendere. In altre parole, il “cattivo che si è messo a produrre la droga” viene punito da essa stessa, nel momento in cui, in un disperato tentativo, Walter cerca non più di salvare se stesso, ma il suo complice-amico Jesse.

In definitiva, non si tratta di un cattivo che perde, come si potrebbe pensare. Walter infatti realizza il suo progetto: con uno stratagemma riesce ad assicurare un’ingente somma di denaro al figlio, senza che quest’ultimo sappia mai da dove provenga, e riesce a redimere il suo compagno, Jesse, liberandolo e restituendogli la vita che a lui non spetterà mai più.

Norman Bates – Bates Motel

Pensato come una specie di prequel del celebre film del 1960 “Psyco”, Bates Motel ha come protagonista Norman, un giovane squilibrato che, dopo la morte del padre, si trasferisce con la madre a White Pine Bay dove insieme gestiranno un motel. È proprio sul rapporto con la madre, morboso e disturbante, che la serie si concentra: da questa radice, si entra, nel corso delle cinque stagioni, nei meandri della mente di Norman, personaggio magistralmente interpretato da Freddie Highmore.

Norman e la sua doppia anima

Norman è all’apparenza un ragazzo timido, sensibile e ingenuo. Questa componente attrae lo spettatore che cerca di scorgere in lui le cause della sua perdita d’innocenza, trovandole nel suo complesso edipico per il quale il protagonista arriverà a compiere gesti estremi, pur di difendere e rispettare gli insegnamenti materni.

Il protagonista presenta un duplice profilo: da una parte è un ragazzo fragile, segnato da vari traumi (tra cui la morte del padre) affettuoso con la madre, educato. Dall’altra parte si presenta come il perfetto psicopatico in grado di compiere i gesti più estremi. Un turbine di eventi porta Norman a superare ogni limite possibile, ad agire spinto dalla propria realtà mentale, costruita giorno dopo giorno.

Un finale che “libera” il cattivo

Eppure, alla fine della serie, si avverte un senso di pena nei confronti di un ragazzo la cui patologia mentale è stata scoperta troppo tardi. Il finale è l’unica soluzione possibile per liberare Norman dalla sua gabbia e dai suoi errori ormai troppo grandi da perdonare e a cui non può in nessun modo porvi alcun rimedio.

Norman è il “cattivo” prigioniero di se stesso: un ragazzo divorato dai suoi traumi che a tratti suscita rabbia, sdegno, sgomento, ma anche tenerezza, compassione e tristezza.


E voi a quali cattivi vi siete affezionati? Parlatecene nei commenti 🙂

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