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Silenzio, si gira! La straordinarissima avventura del cinema muto torinese

Forse non tutti sanno che il capoluogo piemontese è stato, agli inizi del XX secolo, il protagonista indiscusso del cinema internazionale. Il saggio di Enrico Giacovelli Silenzio, si gira! La straordinarissima avventura del cinema muto torinese, edito da Yume Edizioni, ha quindi il chiaro intento di riportare alla memoria di tutti noi, amanti del cinema e simpatizzanti di questa arte, il periodo di grandissima fioritura del cinema che rese Torino la caposcuola della produzione cinematografica successiva, anche di quella della stessa, e più fortunata, Hollywood.

In questo senso, il lavoro di Giacovelli si propone di portare alla luce non solo i luoghi piemontesi che nei primi anni del Novecento videro nascere e crescere attori e case cinematografiche, ma anche il grande valore dei prodotti che, successivamente, avrebbero indicato la via per la realizzazione dei film dei giorni nostri.

“Silenzio, si gira!”: un excursus storico

Il saggio ripercorre l’esperienza del cinema muto torinese a partire dai suoi esordi (1896-1906), quando i film venivano proiettati nei locali, nei caffè e in occasione delle fiere. È solo dal 1907 che si iniziò a ritenere il cinema degno di avere uno spazio per sé appositamente progettato ed esclusivo.

Arturo Ambrosio (1870-1960)

Giacovelli espone con chiarezza come i padri del cinema torinese, primo tra tutti Arturo Ambrosio, siano riusciti a sfruttare l’ondata della crescente popolarità del cinema, dal quale si richiedeva sempre di più, per realizzare progetti che riscuotessero un grande successo sia a livello nazionale che tra gli spettatori americani.

“Le meraviglie della realtà o della presunta realtà non bastavano più alle platee”.

Un successo che portò alla creazione dell’Industria “delle films” (1907-1910).

Questa è la seconda tappa in cui l’autore conduce i suoi lettori: curiosi aneddoti sull’uso della terminologia cinematografica di allora, quando ancora la parola “film” era declinata al femminile; primi concorsi cinematografici vinti da Ambrosio e da chi il cinema aveva realmente capito come farlo. Ma anche difficoltà e ostacoli che il nascente cinema dovette affrontare per guadagnarsi finalmente lo statuto di “arte”.

Si giunge quindi agli anni 1911-1914, il periodo culmine della fioritura del cinema, in cui Torino fu “la città del sogno”. E Giacovelli fa sognare anche noi accompagnandoci indietro a quegli anni:

“Chi si trovasse, appena sceso da una macchina del tempo, a passeggiare per le vie della Torino del 1913, si ritroverebbe tra sgangherate auto fossili cariche di gente imparruccata, centurioni romani, damine veneziane, principesse orientali, malfattori mascherati, e penserebbe che la macchina del tempo funzionasse già allora. Questa era la Torino del cinema, che il giornalista Gino Pestelli […] definì nel 1914 Filmopoli“.

Sono gli anni di “Cabiria”, il capolavoro torinese di Giovanni Pastrone (le cui didascalie furono realizzate da Gabriele D’Annunzio) che proprio a Torino venne presentato in anteprima mondiale il 18 aprile 1914. Il film fu straordinario non solo per la trama e la scenografia, ma anche per l’impatto che ebbe a livello internazionale: avrebbe infatti influenzato tutto il cinema americano e la produzione hollywoodiana, consacrando finalmente il cinema muto torinese.

È poi con una punta di rammarico che il critico cinematografico ci parla della fine di questo sogno, che iniziò a svanire a partire dagli anni della Grande Guerra. Il racconto però non tralascia l’analisi di quei film voluti da una crescente propaganda, promossa da chi la guerra l’aveva voluta, gli stessi che però “alle guerre, non ci vanno mai”.

“Silenzio, si gira!”: un viaggio da non dimenticare

Ciò che colpisce di questo saggio è la volontà di costruire un percorso dove Giacovelli prende a braccetto il lettore e lo porta nei vari ambienti piemontesi, per mostrargli le origini di un cinema che ancora oggi conosciamo. Film a soggetto, comici, horror, storici e mitologici girati e prodotti nei luoghi che, chi abita a Torino o l’ha visitata almeno una volta, riconosce e nei quali si ritrova. Si provano stupore ed emozione pensando che in posti così vicini e familiari è avvenuta la prima posa delle fondamenta di un cinema che diventerà uno degli oggetti d’arte più apprezzati e stimati in tutto il mondo.

Dal film del 1909 “Cretinetti, che bello!”

Giacovelli in questo saggio affronta l’argomento in modo chiaro e leggero: non mancano talvolta punte di ironia nel ricordare tratti di un cinema delle origini che, a livello di recitazione, di scenografie e di temi trattati, suscita un sorriso nello spettatore moderno. Al tempo stesso però è un cinema che non può essere condannato all’oblio.

Bartolomeo Pagano interpreta Maciste in “Cabiria”, 1914

I grandi nomi di attrici e attori che all’epoca riscossero un grande successo (Lydia Quaranta, Gigetta Morano, Italia Almirante, Mary Cléo Tarlarini, Marcel Fabre, Emilio Ghione, Bartolomeo Pagano, solo per citarne alcuni) sono nomi che alla maggior parte di noi ormai non dicono più nulla, né rimandano alla memoria dei fasti del cinema delle origini.

Mary Cléo Tarlarini in “Spergiura!”, 1909

È su questo argomento che quindi, infine, Giacovelli si concentra per contestare la mancanza del ricordo sia dei luoghi ed edifici che non riportano nemmeno una targa in memoria delle case di produzione di allora, sia delle vie di Torino che, ad eccezione di Via Ambrosio e Via Pastrone, non sono intitolate a chi ha contribuito a inseguire un sogno chiamato Cinema:

“Tornano ogni tanto a guardarci dallo schermo, frammenti di nitrato, polvere di sogni, e dal fondo delle cineteche, dei musei, delle piattaforme web, dei blog di appassionati, continuano insieme a noi la comune battaglia contro il Nulla”.

Enrico giacovelli, Silenzio, si gira. La straordinarissima avventura del cinema muto torinese, Torino, Edizioni Yume, 2019. Prezzo: 15 €.


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