Storia

Piramidi tra leggenda e realtà

Affascinanti per il mistero che emanano, impressionanti per le dimensioni che raggiungono, indistruttibili nonostante il passare del tempo, le piramidi rappresentano i simboli indiscussi dell’Egitto. La loro storia oscilla costantemente tra leggenda e realtà.

Furono davvero costruite da migliaia di schiavi?

Nell’immaginario comune si tende a pensare che le piramidi furono costruite pesando sulle spalle di migliaia di schiavi, maltrattati e puniti se non abbastanza produttivi e, soprattutto, condannati a questa fatica per tutta la loro vita. Questo è anche lo scenario che ci viene offerto in numerosi film. In realtà, però, non era affatto così.

La costruzione di questi mastodontici monumenti era affidata a degli operai stipendiati dallo Stato. La piramide rappresentava per molti anni il motore economico principale perché significava coinvolgere la maggior parte delle risorse della società. Essere assunti implicava vivere in villaggi appositamente collocati vicino al cantiere e assicurare anche un lavoro ai propri figli, i quali potevano infatti succedere ai genitori.

Perché sono così indistruttibili?

Gli archeologi non sono ancora riusciti a dare una risposta certa a questa domanda. Prima di partire con i lavori manuali, un team di architetti discuteva con il faraone di ogni dettaglio della tomba. I funzionari e i tecnici  procedevano poi con calcoli che consentivano di stabilire fin da subito la quantità precisa di beni necessari alla costruzione. Una volta definito, il progetto non poteva più essere modificato.

Piramide di Cheope, risalente al 2550 a.C circa.

I materiali impiegati oscillavano tra i mattoni e la pietra. Inizialmente furono impiegati i primi poi, in un secondo momento, vennero utilizzati blocchi di pietra le cui dimensioni aumentarono nel corso del tempo fino a raggiungere i 50 cm di altezza e i 500 kg di peso. Questi venivano trasportati grazie all’ausilio di slitte e rampe.

Nonostante le nostre moderne tecnologie e secoli di studio, le piramidi continuano a rimanere immerse nel mistero per molti aspetti. La ricerca non si ferma mai ed è in continua evoluzione. Ciò che è certo è che la loro indistruttibilità fu dettata da una complessa unione di tecnica, precisione e ottima scelta di materia prima.

E perché hanno questa caratteristica forma?

La piramide è la realizzazione architettonica dell’ascesa del re al sole: questo era il suo destino dopo la morte. Qui avveniva la sua trasformazione e rinascita. La struttura quindi ricorda questo obiettivo, erigendosi verso il cielo.

Gli Egizi erano sempre orientati verso il Nilo, fonte di vita. Pare infatti che da qui nacque l’idea della caratteristica forma. Il fiume straripava ogni anno e quando si ritirava mostrava nuovamente il suolo: questo processo divenne la metafora della creazione.  Il cosiddetto “cumulo primordiale” fu, secondo le credenze, la prima terra che emerse quando le acque originali iniziarono a ritirarsi: esso aveva proprio una forma piramidale. Questa collina prendeva il nome di Benben ed era sacra: fu il primo territorio colpito dai raggi del sole.

Pyramidion della piramide di Amenemhat III a Dahshur, conservato presso il Museo egizio del Cairo

Da questa leggenda derivò la struttura che conosciamo, ma non solo. La fine della costruzione era sancita dall’apposizione sul vertice di un elemento simbolico: il pyramidion. Anch’esso di forma piramidale, era ricavato da un pezzo di calcare o granito, poi finemente rivestito d’oro o di elettro e infine decorato con geroglifici.

Il primo monumento funebre ad aver assunto una forma perfettamente piramidale è la Piramide Rossa, mentre la piramide egizia più grande è quella di Cheope conosciuta anche come una delle sette meraviglie del mondo.


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